Venezia ai tempi del coronavirus

Qual è la situazione di Venezia durante il coronavirus?

È una Venezia che si mostra spettrale durante questa pandemia di Covid-19 che sta mietendo vittime in ogni angolo del pianeta. Le restrizioni imposte dal Governo hanno portato alla chiusura di tutte le attività non indispensabili che in qualche modo favoriscono gli assembramenti: stop quindi a bar, ristoranti, pizzerie, negozi di abbigliamento e di souvenir, con i visitatori che prima affollavano le calli oggi confinati nei rispettivi comuni di residenza. Per una città assestata su un’economia prevalentemente turistica, oltre al dramma sanitario si preannuncia un danno incalcolabile anche sul fronte finanziario, con centinaia – se non migliaia – di esercizi che dopo l’emergenza non riapriranno più. Perché gli imprenditori che già facevano i conti con affitti stellari e con margine di guadagno sempre più risicato, con due mesi a incasso zero rischiano seriamente di sparire; senza contare le retribuzioni ai dipendenti, che saranno elargite nonostante la serrata.

Pontili ACTV a venezia deserti durante il Coronavirus 2020
Pontili ACTV a venezia deserti durante il Coronavirus 2020

Nelle zone centrali il clima è quello del coprifuoco: una Piazza San Marco totalmente deserta, senza bancarelle, senza tavolini dei bar, con tutte le serrande abbassate, ha come unica presenza una pattuglia della Polizia Locale che effettua controlli su ogni spostamento ingiustificato dei residenti. Lo stesso avviene nei canali, prima solcati quotidianamente da migliaia di imbarcazioni e che ora mostrano una calma piatta, quasi irreale, con un’acqua limpida non più mossa dalle eliche che fa trasparire numerosi pesci. Il passaggio da una media di 76 mila turisti al giorno a NESSUNO – con i cittadini autorizzati a uscire solo per necessità – ha riconsegnato Venezia alla fauna che originariamente la popolava: non è rado infatti imbattersi in anatre e germani reali, che privati della confusione hanno nidificato anche nei pontili ACTV; a Pellestrina sono perfino tornati i delfini.

Qualcuno rievoca le ondate di peste che colpirono la Serenissima nei secoli passati: “quarantena”, “infezione” e “pandemia” sono termini con i quali nessuno, nel XXI secolo, pensava di avere più a che fare, ma che sono l’evidente frutto di un mondo globalizzato dove a far da padrone sono gli spostamenti: nel 2019 avevano volato ben 4,6 miliardi di persone, ed è ormai impensabile che un qualsiasi agente patogeno rimanga confinato nella sua zona d’origine.

Via Garibaldi a Venezia - Coronavirus
Via Garibaldi a Venezia – Coronavirus

Ma nella drammaticità del coronavirus riemergono il silenzio, la pace e l’armonia che sembravano scomparse da tempo. Nelle aree periferiche questa desolazione non c’è, o comunque si nota meno: in Via Garibaldi, dove ancora esistono i negozi di vicinato, rimangono aperti i fruttivendoli, i panifici, le macellerie, e si scorge un ordinato viavai di cittadini che, mascherine sul viso, sono usciti a fare la spesa. Non un urlo, non uno schiamazzo, non un assembramento, ma tante parole in dialetto che si riassumono in un unico concetto di speranza: “andarà tuto ben”.

Andrá tutto ben - Coronavirus venezia
Andrá tutto bene – Coronavirus venezia

Con un pensiero rivolto al futuro della città e del suo turismo, già compromesso dalle acqua alte record di novembre, e che per forza di cose dovrà ripartire da zero. Strizzando possibilmente l’occhio alla qualità a discapito della quantità, per garantire a chi ci visita non una Venezia intasata e spersonalizzata ma il luogo unico e meraviglioso che solo le restrizioni da Covid-19 sono riuscite a far riemergere: un auspicio espresso anche dal sindaco Brugnaro.

Forza, Venezia!

Nino Baldan
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