Record acqua alta a Venezia Novembre 2019

Introduzioni Acqua alta a Venezia 2019

La bella Venezia in questi giorni sta facendo un po’ di fatica.

Sebbene sia abituata, per la sua posizione, a subire gli effetti delle maree, non è mai semplice scendere a patti con la natura e con i suoi mutamenti.

Sicuramente, trovarsi sul bordo della laguna è un’esperienza che caratterizza in modo netto la vita di questa città, costantemente esposta ai fattori astronomici, metereologici e climatici che portano all’ormai ben noto fenomeno dell’acqua alta.

Tra l’influsso della luna e del sole sulle maree e i venti, spesso di scirocco, che rigonfiano l’Adriatico , Venezia, sin dagli albori si è sempre confrontata, e quindi adattata, con allagamenti di varia intensità.

Si registrano eventi importanti sin dal 589, quando lo stesso assetto lagunare era stato modificato a seguito dell’esondazione di tutti i fiumi compresi tra il Tagliamento e il Po. Da lì in avanti, relativamente a Venezia, si registrano decine e decine di episodi  in cui l’acqua ricoprì le strade e venne messo a rischio l’equilibrio della città, in certi casi continuando a modificarne la conformazione.

Molti di questi eventi fanno probabilmente un eco minore rispetto a quello del novembre 1966, considerato il record dell’acqua alta, con una marea di 194 cm. Questa risonanza deriva anche da differenti strumenti di osservazione che, via via negli anni, sono diventati pronti a valutare in modo oggettivo e sempre più preciso i reali danni che la città subisce durante le mareggiate.

Acqua alta a Venezia 2019
Acqua alta a Venezia 2019

A quanto pare, anche il cambiamento climatico terrestre ha grandi responsabilità in quanto accade, tanto che negli ultimi decenni si nota una frequenza sempre maggiore di episodi di acqua alta.

Il riscaldamento globale, ad esempio, porta la temperatura del mare ad aumentare, generando un incremento di volume dello stesso e, in aggiunta, naturalmente anche il ben noto fenomeno dello scioglimento delle calotte polari.

Tutto questo sembra non poter essere fermato tanto facilmente: entro poche decine di anni è previsto che il livello del mare a Venezia sarà di circa un metro.

Ma la città, caparbia per natura (altrimenti non avrebbe scelto una posizione cosi singolare per svilupparsi), ha preso negli anni le sue precauzioni.

Oggi, ogni volta che il livello dell’acqua sale, una sirena avvisa per tempo al fine di consentire il più possibile di correre ai ripari e di vivere l’esperienza nel migliore dei modi.

Negozi, bar, hotel e ristoranti si confrontano ogni anno con “imprevisti” di questo tipo, ma proseguono il più possibile in modo usuale le proprie attività. Quindi è frequente osservare gli abitanti vivere le proprie giornate in modo ordinario.

Nella maggior parte dei casi, infatti, un paio di stivali di gomma sono sufficienti per affrontare i cm di acqua che aumentano, visto e considerato che il fenomeno può avere una durata abbastanza limitata nel tempo per poi restituire alle persone la città di sempre.

Inoltre, non tutte le zone vengono invase. Le parti più alte sono riparate, al contrario di piazza San Marco e dintorni che invece sono le prime aree colpite da questi episodi.

Nel caso invece di acqua alta come quella di questi giorni, le precauzioni e le conseguenze sono naturalmente differenti: martedì 12 Novembre 2019 si è registrato il picco di 187 cm, secondo solo all’episodio del 1966 e i danni che sono davvero incalcolabili.

Vedere Venezia in questi giorni significa cogliere il suo lato più silenzioso e tetro. Le persone girano per la città osservandola, districandosi tra rifiuti e detriti causati dalla mareggiata.

Negozi, hotel e case hanno acqua al loro interno come praticamente tutte le zone della città e alcuni stabilimenti hanno subito ingenti danni che ad oggi ancora non si riescono a stimare con esattezza.

Se quindi il quotidiano tran tran non subisce, nei casi ordinari di acqua alta, grandi modifiche, in questi giorni tutto sembra paralizzato e sospeso. Le scuole sono rimaste chiuse e i cittadini si fanno intimamente forza, sperando che presto nuove precauzioni verranno prese per non dover più confrontarsi con episodi di simile intensità.

In effetti, in tal senso, la tecnologia è andata avanti, cercando di rendere il più presto possibile il MOSE operativo.

Si tratta di un progetto di ingegneria civile e ambientale volto a difendere Venezia dalle acque alte, attraverso la costruzione di paratoie mobili poste ai varchi della laguna con il mare aperto, punto di snodo del flusso della marea.

Insieme a questa imponente diga, sono stati previsti interventi di rinforzo dei litorali e il rialzo di rive e pavimentazioni, in modo da proteggere la città da mareggiate fino ai 3 metri.

Il MOSE, oggi terminato, ma ancora sotto valutazioni e test, non è potuto essere utile in questa occasione e si spera possa esserlo nei mesi e negli anni a venire.

Di sicuro, Venezia non si arrende.

Oggi i cittadini sono molto provati da quanto sta accadendo e la paura che la città possa non farcela c’è sempre, ma è una sensazione ricorrente nei secoli e che ha solo portato i veneziani a tirare fuori soluzioni sempre migliori.

Le sfide, cosi come i costanti mutamenti, sono parte del tessuto di Venezia e l’hanno resa unica proprio per la resilienza che ha sempre dimostrato e che, con ogni probabilità, continuerà a sfoderare per resistere ed esistere, bella come sempre, appartenente alla terra, ma affacciata sul mare.

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