Recensione Topolini, Kombattini, Bim Bum Bam di Nino Baldan

Venezia intima, dimenticata e residenziale, la lettura di “Topolini, Kombattini, Bim Bum Bam” appare più che consigliata

Venezia è nota in tutto il mondo per le sue bellezze architettoniche, capaci ogni anno di attrarre milioni e milioni di visitatori. Ma quella che fa da sfondo a “Topolini, Kombattini, Bim Bum Bam” è una Venezia diversa, più intima e residenziale: è l’ambientazione dei ricordi di Nino Baldan, blogger e scrittore lagunare, che tra calli e campielli ha trascorso la sua infanzia.

Recensione Topolini, Kombattini, Bim Bum Bam - Nino Baldan
Recensione Topolini, Kombattini, Bim Bum Bam – Nino Baldan

Il suo libro, di recente pubblicazione, ci racconta di 24 fenomeni pop degli anni ’80 e ’90 in altrettanti capitoli “tematici” che portano il titolo di serie, cartoni e giocattoli in voga nel periodo. Ma la narrazione non si ferma alla mera descrizione storica: ogni sezione è un racconto indipendente, infarcito di aneddoti e ricordi personali. In “Topolino” troviamo l’anziana vicina che gli pagava i fumetti dalla Natalina, “simpatica tabaccaia di quartiere”; in “Kiss me Licia” c’è un vecchio negozio in Merceria dove la zia non riusciva a farsi dare la musicassetta di Cristina D’Avena;  in “Game Boy” e “Subbuteo” compaiono il mai dimenticato Ponte dei Giocattoli, la cartoleria Pierobon e tutte quelle attività “di vicinato” che nel giro di qualche anno sarebbero inesorabilmente scomparse.

 

Ero con la nonna materna in Barbaria delle Tole, arteria residenziale del Sestiere di Castello con un ufficio postale, un’edicola ma soprattutto lo storico banchetto di ghiaccioli dove la signora, prima di porgere il prodotto, lo intingeva in acqua. Poco più distante c’era la Pasticceria Domenegati, rinomata per le sue pastine fuori dall’ordinario come la cosiddetta pesca, realizzata con pan di spagna ricoperto di zucchero. E sopra al bancone capeggiava l’espositore Kinder, che mi indusse a una snervante opera di convincimento fino a che non ottenni un “vovetto”.

Tolsi la stagnola e aprii l’involucro giallo: al posto dell’agognato personaggio Disney trovai una macchinina di quelle “normali”, formata da minuscoli pezzi che l’avrebbero dotata di un movimento a carica. Ne chiesi un altro, e al secondo tentativo arrivò Pippo che suonava il violino: anche in questo caso si trattava di una sorpresa da montare, con parti ancora più piccole della precedente come il naso nero a rischio inalazione che immancabilmente finii per perdere sul pavimento scuro del salotto.

“Topolini, Kombattini. Bim Bum Bam” – capitolo 6: “le sorprese Kinder”

 

La sensazione che si ha calandosi tra le pagine è quella di un “blog su carta”, con gli argomenti trattati come fossero “post” ed equamente divisi tra le tre anime che caratterizzano il libro: “gli anni ‘80/’90”, “l’infanzia” e “Venezia. Per ammissione dello stesso autore, l’impostazione di “Topolini, Kombattini, Bim Bum Bam” segue le modalità di fruizione dettate dai nostri tempi, adattandosi a una lettura “veloce” e “discontinua” tra una fermata e l’altra dei mezzi pubblici, prima di entrare al lavoro e nelle pause sempre più brevi concesse dalla frenesia della vita moderna. È possibile saltare da un argomento all’altro senza perdere il filo, in quanto ogni capitolo è autonomo, indipendente e autoconclusivo, nonostante le 24 sezioni conservino un loro filo “cronologico”, con l’io narrante che passa dall’asilo alle medie con una crescente malinconia dovuta al simultaneo sfumare dei tre temi che permeano l’opera: il mondo degli anni ‘80/’90, la sua infanzia e la sua Venezia.

Perché oltre alla fanciullezza e all’universo pre-digitale “in cui non si sapeva ma si immaginava”, se ne stava andando anche la città che gli ha dato l’imprinting, quel Centro Storico che nel 1983 contava 90.000 residenti (contro i 51.000 attuali), scuole, famiglie e “negozi straripanti di fumetti, ‘pupazzini’ e giochi per Game Boy che all’epoca erano venduti un po’ dappertutto”.

Tornai al negozio Pierobon qualche anno più tardi, quando andavo alle superiori e cercavo sponsor per il giornale della scuola. Trovai un ambiente triste, ingiallito, con il personale quasi azzerato e le vecchie scatole ormai sbiadite dal tempo. Mi accolse il titolare, che con espressione funerea mi comunicò che “non se ne sarebbe fatto nulla” in quanto l’attività era prossima al fallimento.

Quelle parole furono come un fulmine a ciel sereno: mai avrei immaginato un luogo simbolo della mia infanzia avesse potuto chiudere, ma nel giro di un mese le saracinesche furono definitivamente abbassate.

E al posto di Pierobon aprì una banca.

“Topolini, Kombattini. Bim Bum Bam” – capitolo 21: “Subbuteo”

 

Topolini, Kombattini, Bim Bum Bam” ha trovato spazio su numerosissimi siti: da “La Voce di Venezia” al portale “Gli Anni 80”, da “Just nerd” a “Moz O’Clock”, oltre a vantare l’autorevole prefazione di Alessandro “DocManhattan” Apreda, maggior esperto italiano di vintage e cultura geek. Il libro è disponibile sia in cartaceo (168 pagine – 13 euro) che in un ebook ottimizzato per tutti i dispositivi (3,99 euro).

Per chiunque voglia ritagliarsi un tuffo in un’epoca magica, rievocando i propri ricordi e calandosi alla scoperta di una Venezia intima, dimenticata e residenziale, la lettura di “Topolini, Kombattini, Bim Bum Bam” appare più che consigliata.

Ed è questa la chiave scelta da Nino per il suo libro: un viaggio che non sia semplice elencazione di temi, proprietà intellettuali, console, programmi e giocattoli amati da un’intera generazione, ma personalissimo diario del proprio approccio a quel mondo. Uno di quelli che leggendoli ti fanno sentire però immediatamente a casa, anche se non sei cresciuto a Venezia, perché gli elementi di fondo, l’esperienza comune, il substrato di emozioni sono sempre quelli, a tutte le latitudini. Un mondo di avventure, anche semplicemente seduti sul tappeto del salone, vissute scoprendo le cose, immaginandole, cercando collegamenti e spiegazioni in un paese allora ancora troppo analogico per avere delle risposte pronte e a portata di mano come oggi. Un mondo in cui ognuno di noi, un passo alla volta, ha trovato quello che sarebbe diventato il proprio universo pop di riferimento. Un tiro con il Subbuteo o un altro pacco di pile bruciato dal Game Boy alla volta.

Alessandro “DocManhattan” Apreda

 

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